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日志


10月14日

E adesso sparateci tutti

La camorra vuole uccidere Roberto Saviano entro natale..alziamo la mano anche noi, che se uno solo alza la mano resta una voce fuori dal coro..un flebile lamento in mezzo all'oceano..e allora alziamo la mano, facciamolo tutti..
 
che tutti non ci possono sparare!
 
 
 
 
10月7日

Riprendiamoci la nostra terra

Quello che segue non ha bisogno di nessun tipo di commento ulteriore.
Vi pregherei di leggerlo attentamente e tutto d'un fiato.
Diversamente non si può.
 

"Lettera alla mia terra"

di Roberto Saviano

Il grido d'accusa dello scrittore dopo la strage di Castel Volturno "Davvero pensate che nulla di ciò che accade dipenda dal vostro impegno?"

I responsabili hanno dei nomi. Hanno dei volti. Hanno persino un'anima. O forse no. Giuseppe Setola, Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo, Giovanni Letizia, Emilio di Caterino, Pietro Vargas stanno portando avanti una strategia militare violentissima. Sono autorizzati dal boss latitante Michele Zagaria e si nascondono intorno a Lago Patria. Tra di loro si sentiranno combattenti solitari, guerrieri che cercano di farla pagare a tutti, ultimi vendicatori di una delle più sventurate e feroci terre d'Europa. Se la racconteranno così. Ma Giuseppe Setola, Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo, Giovanni Letizia, Emilio di Caterino e Pasquale Vargas sono vigliacchi, in realtà: assassini senza alcun tipo di abilità militare. Per ammazzare svuotano caricatori all'impazzata, per caricarsi si strafanno di cocaina e si gonfiano di Fernet Branca e vodka. Sparano a persone disarmate, colte all'improvviso o prese alle spalle. Non si sono mai confrontati con altri uomini armati. Dinnanzi a questi tremerebbero, e invece si sentono forti e sicuri uccidendo inermi, spesso anziani o ragazzi giovani. Ingannandoli e prendendoli alle spalle

E io mi chiedo: nella vostra terra, nella nostra terra sono ormai mesi e mesi che un manipolo di killer si aggira indisturbato massacrando soprattutto persone innocenti. Cinque, sei persone, sempre le stesse. Com'è possibile? Mi chiedo: ma questa terra come si vede, come si rappresenta a se stessa, come si immagina? Come ve la immaginate voi la vostra terra, il vostro paese? Come vi sentite quando andate al lavoro, passeggiate, fate l'amore? Vi ponete il problema, o vi basta dire, "così è sempre stato e sempre sarà così? Davvero vi basta credere che nulla di ciò che accade dipende dal vostro impegno o dalla vostra indignazione? Che in fondo tutti hanno di che campare e quindi tanto vale vivere la propria vita quotidiana e nient'altro. Vi bastano queste risposte per farvi andare avanti? Vi basta dire "non faccio niente di male, sono una persona onesta" per farvi sentire innocenti? Lasciarvi passare le notizie sulla pelle e sull'anima. Tanto è sempre stato così, o no? O delegare ad associazioni, chiesa, militanti, giornalisti e altri il compito di denunciare vi rende tranquilli? Di una tranquillità che vi fa andare a letto magari non felici ma in pace? Vi basta veramente?

In qualsiasi altro paese la libertà d'azione di un simile branco di assassini avrebbe generato dibattiti, scontri politici, riflessioni. Invece qui si tratta solo di crimini connaturati a un territorio considerato una delle province del buco del culo d'Italia.


Questo gruppo di fuoco ha ucciso soprattutto innocenti. In qualsiasi altro paese la libertà d'azione di un simile branco di assassini avrebbe generato dibattiti, scontri politici, riflessioni. Invece qui si tratta solo di crimini connaturati a un territorio considerato una delle province del buco del culo d'Italia. E quindi gli inquirenti, i carabinieri e poliziotti, i quattro cronisti che seguono le vicende, restano soli. Neanche chi nel resto del paese legge un giornale, sa che questi killer usano sempre la stessa strategia: si fingono poliziotti. Hanno lampeggiante e paletta, dicono di essere della DIA o di dover fare un controllo di documenti. Ricorrono a un trucco da due soldi per ammazzare con più facilità. E vivono come bestie: tra masserie di bufale, case di periferia, garage.


Hanno ucciso sedici persone. La mattanza comincia il 2 maggio verso le sei del mattino in una masseria di bufale a Cancello Arnone. Ammazzano il padre del pentito Domenico Bidognetti, cugino ed ex fedelissimo di Cicciotto e' mezzanotte. Umberto Bidognetti aveva 69 anni e in genere era accompagnato pure dal figlio di Mimì che giusto quella mattina non era riuscito a tirarsi su dal letto per aiutare il nonno. Il 15 maggio uccidono a Baia Verde, frazione di Castelvolturno, il sessantacinquenne Domenico Noviello, titolare di una scuola guida. Domenico Noviello era un uomo che si era opposto al racket otto anni prima. Era stato sotto scorta, ma poi il ciclo di protezione era finito. Noviello non sapeva di essere nel mirino, non se l'aspettava. Gli scaricano addosso 20 colpi mentre con la sua Panda stava andando a fare una sosta al bar prima di aprire l'autoscuola. La sua esecuzione era anche un messaggio alla Polizia che stava per celebrare la sua festa proprio a Casal di Principe tre giorni dopo e ancor più una chiara dichiarazione: può passare quasi un decennio ma i Casalesi non dimenticano. Prima ancora, il 13 maggio, distruggono con un incendio la fabbrica di materassi di Pietro Russo a Santa Maria Capua Vetere. E' l'unico dei loro bersagli ad avere una scorta. Perché è stato l'unico che, con Tano Grasso, tentò di organizzare un fronte contro il racket in terra casalese. Poi, il 30 maggio, a Villaricca colpiscono alla pancia Francesca Carrino, una ragazza, venticinque anni, nipote di Anna Carrino, la ex compagna di Francesco Bidognetti, pentita. Era in casa con la madre e con la nonna, ma era stata lei ad aprire la porta ai killer che si spacciavano per agenti della DIA. Non passa nemmeno un giorno che a Casal di Principe, mentre dopo pranzo sta per andare al "Roxy bar" uccidono Michele Orsi, imprenditore dei rifiuti vicino al clan che, arrestato l'anno prima, aveva cominciato a collaborare con la magistratura svelando gli intrighi rifiuti-politica-camorra. E' un omicidio eccellente che fa clamore, solleva polemiche, fa alzare la voce ai rappresentanti dello Stato. Ma non fa fermare i killer. L'11 luglio uccidono al Lido "La Fiorente" di Varcaturo Raffaele Granata, 70 anni, gestore dello stabilimento balneare e padre del sindaco di Calvizzano. Anche lui paga per non aver anni prima ceduto alle volontà del clan. Il 4 agosto massacrano a Castelvolturno Ziber Dani e Arthur Kazani che stavano seduti ai tavoli all'aperto del "Bar Kubana" e, probabilmente, il 21 agosto Ramis Doda, venticinque anni, davanti al "Bar Freedom" di San Marcellino. Le vittime sono albanesi che arrotondavano con lo spaccio, ma avevano il permesso di soggiorno e lavoravano nei cantieri come muratori e imbianchini. Poi il 18 agosto aprono un fuoco indiscriminato contro la villetta di Teddy Egonwman, presidente dei nigeriani in Campania che si batte da anni contro la prostituzione delle sue connazionali, ferendo gravemente lui, sua moglie Alice e altri tre amici. Tornano a San Marcellino il 12 settembre per uccidere Antonio Ciardullo ed Ernesto Fabozzi, massacrati mentre stavano facendo manutenzione ai camion della ditta di trasporti di cui il primo era titolare. Anche lui non aveva obbedito, e chi gli era accanto è stato ucciso perché testimone. E infine, il 18 settembre, trivellano prima Antonio Celiento, titolare di una sala giochi a Baia Verde e un quarto d'ora dopo, aprono un fuoco di 130 proiettili di pistole e kalashnikov contro gli africani riuniti dentro e davanti la sartoria "Ob Ob Exotic Fashion" di Castelvolturno. Muoiono Samuel Kwaku, 26 anni e Alaj Ababa, del Togo; Cristopher Adams e Alex Geemes, 28 anni, liberiani; Kwame Yulius Francis, 31 anni e Eric Yeboah, 25, ghanesi, mentre viene ricoverato con ferite gravi Joseph Ayimbora, 34 anni, anche lui del Ghana. Solo uno o due di loro avevano forse a che fare con la droga, gli altri ragazzi erano lì per caso, lavoravano duro nei cantieri o dove capitava, e pure nella sartoria.

Sedici vittime in meno di sei mesi. Qualsiasi paese democratico con una situazione del genere avrebbe vacillato. Qui da noi, nonostante tutto, neanche se n'è parlato.


Sedici vittime in meno di sei mesi. Qualsiasi paese democratico con una situazione del genere avrebbe vacillato. Qui da noi, nonostante tutto, neanche se n'è parlato. Neanche si era a conoscenza da Roma in su di questa scia di sangue e questo terrorismo, che non parla arabo, che non ha stelle a cinque punte, ma comanda e domina senza contrasto. Ammazzano chiunque si oppone. Ammazzano chiunque capiti sotto tiro, senza riguardi per nessuno. La lista dei morti potrebbe essere più lunga, molto più lunga. E per tutti questi mesi nessuno ha informato l'opinione pubblica che girava questa "paranza di fuoco". Paranza, come le barche che escono a pescare insieme in alto mare. Nessuno ne ha rivelato i nomi sino a quando non hanno fatto strage a Castelvolturno. Ma sono sempre gli stessi, usano sempre le stesse armi, anche se cercano di modificarle per trarre in inganno la scientifica, segno che ne dispongono di poche. Non entrano in contatto con le famiglie, stanno rigorosamente fra di loro. Ogni tanto qualcuno li intravede nei bar di qualche paesone, dove si fermano per riempirsi d'alcol. E da sei mesi nessuno riesce ad acciuffarli.
Castelvolturno, territorio dove sono avvenuti la maggior parte dei delitti, non è un luogo qualsiasi. Non è un quartiere degradato, un ghetto per reietti e sfruttati come se ne possono trovare anche altrove, anche se ormai certe sue zone somigliano più alle home town dell'africa che al luogo di turismo balneare per il quale erano state costruite le sue villette. Castelvolturno è il luogo dove i Coppola edificarono la più grande cittadella abusiva del mondo, il celebre Villaggio Coppola.

Castelvolturno è il luogo dove i Coppola edificarono la più grande cittadella abusiva del mondo, il celebre Villaggio Coppola. Ottocentosessantatremila metri quadrati occupati col cemento. Che abusivamente presero il posto di una delle più grandi pinete marittime del mediterraneo.

Ottocentosessantatremila metri quadrati occupati col cemento. Che abusivamente presero il posto di una delle più grandi pinete marittime del mediterraneo. Abusivo l'ospedale, abusiva la caserma dei carabinieri, abusive le poste. Tutto abusivo. Ci andarono ad abitare le famiglie dei soldati della NATO. Quando se ne andarono, il territorio cadde nell'abbandono più totale e divenne tutto feudo di Francesco Bidognetti e al tempo stesso territorio della mafia nigeriana. I nigeriani hanno una mafia potente con la quale ai Casalesi conveniva allearsi, il loro paese è diventato uno snodo nel traffico internazionale di cocaina e le organizzazioni nigeriane sono potentissime capace di investire soprattutto nei Money Transfer, i punti attraverso i quali tutti gli immigrati del mondo inviano i soldi a casa. Attraverso questi i nigeriani controllano soldi e persone.

Da Castelvolturno transita la coca africana diretta soprattutto in Inghilterra. Le tasse sul traffico che quindi il clan impone non sono soltanto il pizzo sullo spaccio al minuto, ma accordi di una sorta di joint venture. Ora però i nigeriani sono potenti, potentissimi. Così come lo è la mafia albanese, con la quale i Casalesi sono in affari. E il clan si sta slabbrando, teme di non essere più riconosciuto come chi comanda per primo e per ultimo sul territorio. Ed ecco che nei vuoti si insinuano gli uomini della paranza. Uccidono dei pesci piccoli albanesi come azione dimostrativa, fanno strage di africani di cui nessuno viene dalla Nigeria, colpiscono gli ultimi anelli della catena di gerarchie etniche e criminali. Muoiono ragazzi onesti, ma come sempre in questa terra, per morire non dev'esserci una ragione. E basta poco per essere diffamati. I ragazzi africani uccisi erano immediatamente tutti "trafficanti" come furono "camorristi" Giuseppe Rovescio e Vincenzo Natale, ammazzati a Villa Literno il 23 settembre 2003 perché erano fermi a prendere una birra vicinio a Francesco Galoppo, affiliato del clan Bidognetti. Anche loro furono subito battezzati come criminali.
Non è la prima volta che si compie da quelle parti una mattanza di immigrati. Nel 1990 Augusto La Torre, boss di Mondragone, partì con i suoi fedelissimi alla volta di un bar che pur gestito da italiani, era diventato un punto di incontro per lo spaccio degli africani. Tutto avveniva sempre lungo la statale Domitiana, a Pescopagano, pochi chilometri a nord di Castelvolturno, però già in territorio mondragonese. Uccisero sei persone, fra cui il gestore, e ne ferirono molte altre. Anche quello era stato il culmine di una serie di azioni contro gli stranieri, ma i Casalesi che pure approvavano le intimidazioni non gradirono la strage. La Torre dovette incassare critiche pesanti da parte di Francesco "Sandokan" Schiavone. Ma ora i tempi sono cambiati e permettono di lasciar esercitare una violenza indiscriminata a un gruppo di cocainomani armati.


Chiedo di nuovo alla mia terra come si immagina. Lo chiedo anche a tutte quelle associazioni di donne e uomini che in grande silenzio qui lavorano e si impegnano. A quei pochi politici che riescono a rimanere credibili, che resistono alle tentazioni della collusione o della rinuncia a combattere il potere dei clan. A tutti coloro che fanno bene il loro lavoro, a tutti coloro che cercano di vivere onestamente, come in qualsiasi altra parte del mondo. A tutte queste persone. Che sono sempre di più, ma sono sempre più sole. Come vi immaginate questa terra. Se è vero, come disse Danilo Dolci, che ciascuno cresce solo se è sognato, voi come ve li sognati questi luoghi? Non c'è stata mai così tanta attenzione rivolta alle vostre terre e quel che vi è avvenuto e vi avviene. Eppure non sembra cambiato molto.

Antonio Iovine e Michele Zagaria. Dodici anni di latitanza. Anche di loro si sa dove sono. Il primo è a San Cipriano d'Aversa, il secondo a Casapesenna. In un territorio grande come un fazzoletto di terra, possibile che non si riesca a scovarli?

I due boss che comandano continuano a comandare e ad essere liberi. Antonio Iovine e Michele Zagaria. Dodici anni di latitanza. Anche di loro si sa dove sono. Il primo è a San Cipriano d'Aversa, il secondo a Casapesenna. In un territorio grande come un fazzoletto di terra, possibile che non si riesca a scovarli? E' storia antica quella dei latitanti ricercati in tutto il mondo e poi trovati proprio a casa loro. Ma è storia nuova che ormai ne hanno parlato più e più volte giornali e tv, politici di ogni colore hanno promesso che li faranno arrestare, ma intanto il tempo passa e nulla accade. E sono lì. Passeggiano, parlano, incontrano persone.


Ho visto che nella mia terra sono comparse scritte contro di me. Saviano merda. Saviano verme. E un'enorme bara con il mio nome. E poi insulti, continue denigrazioni a partire dalla più ricorrente e banale: "Quello: s'è fatto i soldi". Col mio lavoro di scrittore adesso riesco a vivere e, per fortuna, pagarmi gli avvocati. E loro? Loro che comandano imperi economici e si fanno costruire ville faraoniche in paesi dove non ci sono nemmeno le strade asfaltate? Loro che per lo smaltimento di rifiuti tossici sono riusciti in una sola operazione a incassare sino a 500milioni di euro e hanno imbottito la nostra terra di veleni al punto tale di far lievitare fino al 24% certi tumori, e le malformazioni congenite fino all'84% percento? Soldi veri che generano secondo l'Osservatorio epidemiologico campano una media di 7.172,5 morti per tumore all'anno in Campania. E ad arricchirsi sulle disgrazie di questa terra sarei io con le mie parole o i carabinieri e i magistrati, i cronisti e tutti gli altri che con libri o film o in ogni altro modo continuano a denunciare? Com'è possibile che si crei un tale capovolgimento di prospettive? Com'è possibile che anche persone oneste si uniscano a questo coro? Pur conoscendo la mia terra, di fronte a tutto questo, io rimangono incredulo e sgomento e anche ferito al punto che fatico a trovare la mia voce. Perché il dolore porta ad ammutolire, perché l'ostilità porta a non sapere a chi parlare. E allora a chi devo rivolgermi, che cosa dico?

Come faccio a dire alla mia terra di smettere di essere schiacciata tra l'arroganza dei forti e la codardia dei deboli?

Come faccio a dire alla mia terra di smettere di essere schiacciata tra l'arroganza dei forti e la codardia dei deboli? Oggi qui in questa stanza dove sono, ospite di chi mi protegge, è il mio compleanno. Penso a tutti i compleanni passati così, da quando ho la scorta, un po' nervoso, un po' triste, e soprattutto solo. Penso che non potrò mai più passarne uno normale nella mia terra, che non potrò mai più metterci piede. Rimpiango come un malato senza speranze tutti i compleanni trascurati, snobbati perché è solo una data qualsiasi e un altro anno ce ne sarà uno uguale. Ormai si è aperta una voragine nel tempo e nello spazio, una ferita che non potrà mai rimarginarsi. E penso pure e soprattutto a chi vive la mia stessa condizione e non ha come me il privilegio di scriverne e parlare a molti. Penso ad altri amici sotto scorta, Raffaele, Rosaria, Lirio, Tano, penso a Carmelina, la maestra di Mondragone che aveva denunciato il killer di un camorrista e che da allora vive sotto protezione, lontana, sola. Lasciata dal fidanzato che doveva sposare, giudicata dagli amici che si sentono schiacciati dal suo coraggio e dalla loro mediocrità. Perché non c'era stata solidarietà per il suo gesto, anzi, ci sono state critiche e abbandono. Lei ha solo seguito un richiamo della sua coscienza e ha dovuto barcamenarsi con il magro stipendio che le da lo stato. Cos'ha fatto Carmelina, cos'hanno fatto altri come lei per avere la vita distrutta e sradicata, mentre i boss latitanti continuano a poter vivere protetti e rispettati nelle loro terre? E chiedo alla mia terra, che cosa ci rimane. Ditemelo. Galleggiare? Far finta di niente? Calpestare scale di ospedali lavate da cooperative di pulizie loro, ricevere nei serbatoi la benzina spillata da pompe di benzina loro? Vivere in case costruite da loro, bere il caffè della marca imposta da loro (ogni marca di caffè per essere venduta nei bar deve avere l'autorizzazione dei clan), cucinare nelle loro pentole (il clan Tavoletta gestiva produzione e vendita delle marche più prestigiose di pentole)? Mangiare il loro pane, la loro mozzarella, i loro ortaggi? Votare i loro politici che riescono, come dichiarano i pentiti, ad arrivare alle più alte cariche nazionali? Lavorare nei loro centri commerciali, costruiti per creare posti di lavoro e sudditanza dovuta al posto di lavoro, ma intanto non c'è perdita perché gran parte dei negozi sono loro? Siete fieri di vivere nel territorio con i più grandi centri commerciali del mondo e insieme uno dei più alti tassi di povertà? Passare il tempo nei locali gestiti o autorizzati da loro? Sedersi al bar vicino ai loro figli, i figli dei loro avvocati, dei loro colletti bianchi? E trovarli simpatici e innocenti, tutto sommato persone gradevoli, perché loro in fondo sono solo ragazzi, che colpa hanno dei loro padri.

Non si tratta di stabilire colpe, ma smettere di accettare e di subire sempre, smettere di pensare che almeno c'è ordine, che almeno c'è lavoro, e che basta non grattare, non alzare il velo, continuare ad andare avanti per la propria strada.

E infatti non si tratta di stabilire colpe, ma smettere di accettare e di subire sempre, smettere di pensare che almeno c'è ordine, che almeno c'è lavoro, e che basta non grattare, non alzare il velo, continuare ad andare avanti per la propria strada. Che basta fare questo e nella nostra terra si è già nel migliore dei mondi possibili, o magari no, ma nell'unico mondo possibile sicuramente. Quanto ancora dobbiamo aspettare? Quanto ancora dobbiamo vedere i migliori emigrare e i rassegnati rimanere? Siete davvero sicuri che vada bene così? Che le serate che passate a corteggiarvi, a ridere, a litigare, a maledire il puzzo dei rifiuti bruciati, a scambiarvi quattro chiacchiere, possano bastare? Voi volete una vita semplice, normale, fatta di piccole cose, mentre intorno a voi c'è una guerra vera, mentre chi non subisce e denuncia e parla, perde ogni cosa. Come abbiamo fatto a divenire così ciechi? Così asserviti e rassegnati, così piegati?

Come è possibile che solo gli ultimi degli ultimi, gli africani che subiscono lo sfruttamento e la violenza dei clan italiani e di altri africani, abbiano saputo una volta tirare fuori più rabbia che paura e rassegnazione? Non posso credere che un sud così ricco di talenti e forze possa davvero accontentarsi solo di questo. La Calabria ha il PIL più basso d'Italia ma "Cosa Nuova", ossia la ndrangheta fattura quanto e più di una intera manovra finanziaria italiana. Alitalia sarà in crisi, ma a Grazzanise, in un territorio marcio di camorra, si sta per costruire il più grande aeroporto italiano, il più vasto del mediterraneo. Una terra condannata a far circolare enormi capitali senza avere uno straccio di sviluppo vero, e invece ha danaro, profitto, cemento che ha il sapore del saccheggio, non della crescita.
Non posso credere che riescano a resistere soltanto pochi individui eccezionali. Che la denuncia sia ormai solo il compito dei pochi singoli, preti, maestri, medici, i pochi politici onesti e gruppi che interpretano il ruolo della società civile. E il resto? Gli altri se ne stanno buoni e zitti, tramortiti dalla paura? La paura. L'alibi maggiore. Fa sentire tutti a posto perché è in suo nome che si tutelano la famiglia, gli affetti, la propria vita innocente, il proprio sacrosanto diritto a viverla e costruirla. Ma non avere più paura, non sarebbe difficile. Basterebbe agire, ma non da soli. La paura va a braccetto con l'isolamento. Ogni volta che qualcuno si tira indietro, crea altra paura, che crea ancora altra paura, in un crescendo esponenziale che immobilizza, erode, lentamente manda in rovina.

"Si può edificare la felicità del mondo sulle spalle di un unico bambino maltrattato?"

"Si può edificare la felicità del mondo sulle spalle di un unico bambino maltrattato?" domanda Ivan Karamazov a suo fratello Aljoša. Ma voi non volete un mondo perfetto, volete solo una vita tranquilla e semplice, una quotidianità accettabile, il calore di una famiglia. Accontentarvi di questo pensate che vi metta al riparo di ansie e dolori. E forse ci riuscite, riuscite a trovare una dimensione in cui trovate serenità. Ma a che prezzo? Se dovessero nascere malati o ammalarsi i vostri figli, se un' altra volta dovreste rivolgervi a un politico che in cambio di un voto vi darà un lavoro senza il quale anche i vostri piccoli sogni e progetti finiscono nel vuoto, quando faticherete ad ottenere un mutuo per la vostra casa mentre i direttori delle stesse banche saranno sempre disponibili con chi comanda, quando vedrete tutto questo, forse, vi renderete conto che non c'è riparo, che non esiste nessun ambito protetto, e che l'atteggiamento che pensavate realistico e saggiamente disincantato, vi ha appestato l'anima di un risentimento e rancore che toglie ogni gusto alla vostra vita. Perché se tutto ciò è triste la cosa ancora più triste è l'abitudine. Abituarsi che non ci sia null'altro da fare che rassegnarsi, arrangiarsi o andare via. Chiedo alla mia terra se riesce ancora ad immaginare di poter scegliere. Le chiedo se è in grado di compiere almeno quel primo gesto di libertà che sta nel riuscire a pensarsi diversa, di pensarsi libera. Non rassegnarsi ad accettare come un destino naturale quel che è invece opera degli uomini.
Quegli uomini possono strapparti alla tua terra e al tuo passato, portarti via la serenità, impedirti di trovare una casa, scriverti insulti sulle pareti del tuo paese, possono fare il deserto intorno a te. Ma non possono estirpare quel che resta una certezza e, per questo, rimane pure una speranza. Che non è giusto, non è per niente naturale, far sottostare un territorio al dominio della violenza e dello sfruttamento senza limiti. E che non deve andare avanti così, perché così è sempre stato. Anche perché non è vero che tutto è sempre uguale, ma è sempre peggio. Perché la devastazione cresce proporzionalmente con i loro affari, perché è irreversibile come la terra una volta per tutte appestata, perché non conosce limiti. Perché là fuori si aggirano sei killer abbruttiti e strafatti, con licenza di uccidere e non mandato, che non si fermano di fronte a nessuno. Perché sono loro l'immagine e somiglianza di ciò che regna oggi su queste terre e di quel che le attende domani, dopodomani, nel futuro. Bisogna trovare la forza di cambiare. Ora, o mai più.

Copyright 2008
by Roberto Saviano
Published by arrangement
of Roberto Santachiara
Literary Agency



22 settembre 2008
 
 
FONTE: http://www.robertosaviano.it/articoli/9599/116/0
10月5日

Quando la notizia non fa notizia

 
 
10月4日

Il mio ragazzo è un genio, me lo ha detto lui

Uomo, genio, poeta.
Fa voltare lo stomaco quando ci si mette, fa piasciare sotto dalle risate, fa bene, fa male, s' fa e cazz suoje.
Gianfranco Marziano.
A me mi fa morire.
Grazie di avermi fatto capire che dentro me vive un guagliunastro litruso.
 
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Qui di seguito un parallelismo molto interessante fra Marziano-Pascoli.
Secondo me il giudizio del Marziano sarebbe lapidario "ma ch' cazz m' n' fott a me" direbbe..ma è un mio parere..io l'ho trovato interessante..
Da leggere solo se sei fan del Marziano senno perdi tempo:
 

Massimo Esponente dell’underground  italico , esagitato-esagerato agitatore culturale, cantautore, artificiere, poeta a rima baciata, incatenata e  alternata , filosofo, teologo , pittore , romanziere, saggista, giornalista , cronista ma sopratutto interprete della desolazione delle dorate lande salernitane.  Gianfranco Marziano – conosciuto anche come Il Faraone- si fa  conoscere prima a livello locale, nelle zone che fiero celebra nei suoi brani e  in seguito, grazie  al passaparola, al te lo consiglio, alla pubblicità di artisti quali Edoardo Bennato e 99 Posse raggiunge fama NAZIONALE.  
Il fulcro e il movente della poetica marziana è il vuoto a perdere, la giornata trascinata, il senso  del "vacante", il non luogo,la mancanza di stimoli,di obiettivi, la spersonalizzazione, l’alienazione e  dunque, il richiamo a un età dell’oro che tutti gli uomini sembrano aver dimenticato. Il tutto trova piena realizzazione nella poetica del giuvinastro, ovvero  il tipico loser campano, il perdigiorno di buon cuore, il guagliunciello che , ricco di potenzialità, virtù inespresse e inesprimibili e dotato di un ottima capacità critica,passa tutto il giorno "annanz a un bar" ad osservare, a sperare e a cercare di capire le dinamiche della società in cui vive. Marziano diviene così  il portavoce di quello che a breve diverrà un movimento , un movimento che, grazie ai diversi siti tutti ufficiali, a my space, you tube,  troverà  i suoi seguaci un po’ dappertutto (vd Kurtiello, il fenomeno Katanka, la freschissima collaborazione del sommo con l’altrettanto illustre – illustratore Peggiore, noto personaggio  dell’underground napoletano)
La poetica del giuvinastro si articola in quattro punti fondamentali analogamente a quella pascoliana del fanciullino.
Innanzitutto Marziano sembra ritenere che in ognuno di noi è presente un giuvinastro musico   che cerca di far sentire la sua voce sin dall’infanzia, divenuto adulto, impiegato   o impegnato in qualche master di comunicazione aziendale  la voce del giovinastro si attenua. Soltanto nel poeta, nell’artista tale voce rimarrà viva e continuerà a pulsare per consentirgli di comunicare adeguatamente con gli altri suoi simili.  Dunque , il rifiuto della realtà in Marziano non  assume  la forma di  una fuga nella giuvinanza e dunque una regressione alla spensieratezza  e alla purezza di tale età, ma più che altro una full immersion in tale realtà vissuta però quasi alla maniera petroniana,ovvero con un certo distacco partecipante.
[A tal proposito appare emblematico il confronto riportato  qui di seguito : "DA GRANDE VOGLIO FARE IL GIUVINASTRO E NUN VOGL’ FA BEN’ MANC’ A CCRISTO" Marziano "Non l’età grave impedisce di udire la vocina del bimbo interiore, anzi invita forse e aiuta, mancando l’altro chiasso intorno, ad ascoltarla nella penombra dell’anima"Pascoli.]
 Da questa prima proposizione poetica scaturiscono gli innumerevoli  temi, figure ed espressioni caratterizzanti l’intero percorso creativo del faraone, collegati con la complessa personalità e la spiccata sensibilità  dell’artista  salernitano evidentemente segnata e turbata dalla brutalità e la bestialità della terra di provenienza. Tra i  personaggi ricorrenti , senza sapè ne legge e ne scrive, troviamo in pole position le colonne portanti della poetica marziana ovvero : Savastano, Don Ciro, il rasiere, , il povero viecchio, i zincari, il litruso* (una specie di rattuso, ma messo ancor peggio ),la  sciacquabicchieri(intendendo per tale una donna le cui capacità intellettuali sono così ristrette  da non poter fare altro che lavare bicchieri) , il romantico,il tipo un attimino particolare, l’amico, l’amica (anch’essa un attimino particolare). Tra le figure caratteristiche dei luoghi che il Faraone descrive troviamo : la corsa (immagine ricorrente è quella della corsa data dai cani sguinzagliati dai loro padroni per acciuffare le proprie vittime-pratica molto diffusa tra i giUvinastri), l’onanismo, il maniinfaccismo  ( il darsi a botte a mani in faccia), il parlare a schiovere, tipico del loser campano che, spesso, quando parla non tiene conto del contesto in cui si trova o del proprio interlocutore, la messa a giro ( la presa in giro  collettiva) e la curriata dal significato quasi analogo a quello della corsa, ma qui intesa con lo scopo di provocare male fisico o morale a qualche povero cristo inerme, come per esempio curriare una vecchia mostrandole le proprie vergogne al semplice scopo di spaventarla .) Per quanto riguarda invece la componente linguistica, Marziano, analogamente a Pascoli è uno sperimentatore, inventore di una grammatica strettamente personale che fa capo alle 3 coniugazioni  ascere-escere-iscere . Tra le espressioni ricorrenti ricordiamo: andare ad aceto, non andarci a uscire ( non esser capaci di risolvere una data situazione problematica), a niente a niente (dello stesso significato del più comune ma mica),onest (è vero!), senza sapè né legge e né scrive (senza pensarci poi tanto) che manco gli scienziati (riferita a qualcosa di molto inusuale che nemmeno gli scienziati avrebbero mai potuto pensare) aiz ’ncuoll, piglia e... (darsi una mossa), pe senza niente (senza un ben preciso motivo) un attimino ( come a dire un po’ in modo garbato-gentile e raffinato), va joc a pall e pezz (un modo carino e underground per mandare a quel paese qualcuno), poc franc e cerimonie ( un tipo poco formale) che io nc’aggia semp avuto na devuziune ( intendendo per devuziuone un desiderio forte, una brama intensa di… ) e per finire riportiamo l’acqua o ’nfonne e o vient l’asciuga, riferita a chi sciupa le proprie giornate davanti a un bar o in un qualsiasi circoletto , ovvero al giuvinastro.
 Il secondo punto riguarda il modo di vedere del giUvinastro e dunque il suo modo di approcciarsi alla realtà e di farne quindi poesia. Come abbiamo accennato prima, il gIUvinastro è un perdigiorno dotato però di ottime qualità, che passa interi pomeriggi "annanz a un bar" . Ora, se il pascoliano  fanciullino scopriva, il giuVinastro marziano già sa, e dunque alla "maraviglia" in questo caso si sostituisce- gradassa e superba- la cazzimma,caratteristica  che ogni giUvinastro deve avere. E dunque, attraverso la cazzimma il giovinastro si approccia alla realtà analizzandone tutti gli aspetti (prevalentemente quelli negativi, giacchè il giuVinastro è un loser) e cercando di comprenderne le dinamiche e le relazioni di causa-effetto.
 Il terzo punto –strettamente collegato al primo- riguarda le caratteristiche del giovinastro. A tal riguardo ci appare doveroso riportare la summa dell’essenza giuvinastriana : Da grande voglio fare il giuvinastro e non voglio fa bbben manc a Crist!"Dunque, se il fanciullino di Pascoli trovava la poesia nelle piccole cose, la poetica del giuVinastro è , in un certo qual modo, un attimino autosufficiente in quanto egli trova la poesia dapprima in se stesso, in quanto giuvinotto musico , in seguito la proietta   sulla realtà in cui è calato, per poi  farsene nuovamente carico e riceverla (la poesia) un attimino più  sporca e  distorta e diventarne dunque interprete.
 L’ultimo punto riguarda lo scopo di tale poesia. Se per Pascoli la poesia ha una suprema utilità morale in quanto risveglia il sentimento poetico che è presente in tutti gli uomini  e li porta a preferire l’amore e ad aborrire la guerra, per Marziano –agitatore culturale- la poesia ha lo scopo di muovere , risvegliare  gli animi e spingere tutti a guardare a realizzare la desolazione e la corruzione delle nostre lande,attraverso un frizzo , un lazzo, una bestemmia, un paradosso, na vecchia Zentraglia e Don Ciro che la "currea". E dunque "è arrivata a rivoluzione- acalatev o cazone". (a tal riguardo emblematico il brano "o guarracino di cui non riportiamo il testo altrimenti vi pijjate scuorno).

 

*per Marziano il litruso è un'altra cosa stilo di seguito il suo decalogo per esserlo:

1) Meglio uno svantaggio altrui che un vantaggio proprio.
2) Meglio un piccolo svantaggio altrui che un grosso vantaggio
proprio.
3) Se proprio e' necessario un vantaggio altrui, almeno non deve essere un mio amico.
4) Una cosa che non ti piace continua a non piacerti finche' non la compra un tuo amico.
5) Se possiedi una cosa che ti piace veramente la sconsigli con tutto il cuore a tutti i tuoi amici che ne vogliono comprare una uguale.
6) Se un amico ha comprato una cosa che gli piace veramente digli che potevi fargliela avere a meta' prezzo.
7) Puoi scoparti una donna molto brutta solamente se un tuo amico ne e' innamorato (o se ne e' il fratello) (o meglio se ne e' il figlio).
8) Puoi non scoparti una donna molto bella solo se scopri che lei ci tiene molto a ******* te.
9) Se un amico cade in miseria il danaro che ti costa per aiutarlo e' ampiamente ripagato dal piacere di vederlo sul lastrico.
10) Litrusiata.

 

In fine vi saluto citando

don Ciro Criscuolo:

"La messa è finita

viva gesu cristo!"

 

la fonte da cui è tratta l'analisi é:

http://blogs.myspace.com/index.cfm?fuseaction=blog.view&friendID=271118409&blogID=368551641&Mytoken=F1719650-0269-4DA4-BB5A116C7A6D45E945508845

10月3日

E che vuoi aggiungere più?

 
 
9月21日

Che merde

"Io spero che non cadrei malato, no perché se io potrei cadere malato no... che mi occorrese il sangue, io me lo faceresse dare da lui perché è un sangue nobile e degno di essere amato."
 
    
9月18日

Da grande voglio essere così

Mitico Soviero, un tipo tranquillo, un ragazzo leale..nu bravu figlio..ma quante ne sai???
 
 
 
 
 
 
 
 
 
9月16日

Incubo nottambulo

grey spavento

Incubo:

una Fonoteca labirinto

ralla 

piena di luci colorate 

grande un centinaio di kilometri

dalla quale

non

si

possa

uscire!

9月13日

Nessuno si inventa niente di nuovo

Afammocc ogni tanto un video pure si deve pubblicare..
 
 
8月29日

Ordine e disciplina!

 

  

8月22日

la spesa per uno (1)

 
 
8月9日

I can't live with or without you

 
  
8月8日

Perso

Chiuso
in un labirinto di scale,
tra manichini senza volto.
 
Senza aria
e
senza colore.
 
escher
 
E so,
credimi,
che non
uscirò
di
qui.
7月26日

TML (This Modern Love)

To be lost in the forest
 
To be cut adrift
 
You've been trying to reach me
 
You bought me a book
 
To be lost in the forest
 
To be cut adrift
 
I've been paid
 
I've been paid

Don't get offended
 
If I seem absent minded

Just keep telling me facts

And keep making me smile

Don't get offended

If I seem absent minded

I get tongue-tied

Baby, you've got to be more discerning

I've known never known what's good for me

I will be yours

I'll pay for you anytime

You told me you wanted to eat up my sadness

Well jump on, enjoy, you can gorge away

You told me you wanted to eat up my sadness

Jump right on

Baby, you've got to be more discerning

I've known never known what's good for me

Baby, you've got to be more demanding

I will be yours

What are you holding out for?

What's always in the way?

Why so damn absent-minded?

Why so scared of romance?
 
This modern love breaks me
 
   
 
This modern love wastes me
 
Do you wanna come over and kill some time?

Tell me facts, tell me facts, tell me facts

Tell me facts

Throw your arms around me
7月24日

Not in the mood for life

Sadness is an emotion characterized by feelings of disadvantage, loss, and helplessness. When sad, people often become quiet, less energetic, and withdrawn. Sadness is considered to be the opposite of happiness, and is similar to the emotions of sorrow, grief, misery, and melancholy. The philosopher Baruch Spinoza defined sadness as the “transfer of a person from a large perfection to a smaller one.”

Sadness can be viewed as a temporary lowering of mood (feeling blue), whereas clinical depression is characterized by a persistent and intense lowered mood, as well as disruption to one's ability to function in day to day matters.

 

  

"When I was young, it seemed that life was so wonderful,
a miracle, oh it was beautiful, magical.
And all the birds in the trees, well they'd be singing so happily,
joyfully, playfully watching me.
But then they send me away to teach me how to be sensible,
logical, responsible, practical.
And they showed me a world where I could be so dependable,
clinical, intellectual, cynical.
There are times when all the world's asleep,
the questions run too deep
for such a simple man.
Won't you please, please tell me what we've learned
I know it sounds absurd
but please tell me who I am.
"

7月22日

Qultura chalcisticha

Ispirato dal grande Totore da 'nfrascata oggi vi propongo delle frasi mitiche di gente che ha cambiato il mondo.
Filosofi, letterati, politologi, professoroni..in una sola parola: GENTE DI CALCIO!
Ho riso per mezz'ora, nemmeno a dirlo la mia preferita è quella di Giuseppe Bruscolotti detto "pal e fierr"..enjoy!
 

MERITI
"Abbiamo perso sicuramente più per demeriti nostri che per bravitù altrui"
(Michele Paramatti)

AMPIO BAGAGLIO LINGUISTICO
".... questo giocatore ha un grande bagagliaio tecnico"
(Pietro Anastasi, telecronista di Tele+ durante una partita di serie B)

ALLORA VA BENE...
"Sono pienamente d'accordo a metà col mister"
(Luigi Garzya, difensore del Lecce)

TREMATE!!!
"Questa Inter è come un carro armato a vele spiegate"
(Spillo Altobelli)

PALI
"Se quel palo sarebbe andato in gol..."
(Ruggero Rizzitelli, dopo il palo preso in Russia-Italia 0-0 a Mosca nel '91)

GIOCATORI DISUMANI
"Un giocatore con due occhi deve controllare il pallone e con due il giocatore avversario"
(Vujadin Boskov)

LA MITOLOGIA NON E' UN OPINIONE
"Giannini gioca con quella spada di Pericle sulla testa..."

PER LA PRECISIONE
"Per la mia carriera devo ringraziare i miei genitori, specialmente mio padre e mia madre"
(Spillo Altobelli)

GEOGRAFIA
"Trapattoni non si discute: e' il migliore allenatore d'Europa e, forse anche d'Italia"
(Mauro Bellugi)

EH???
"La ricordate la storia di Golia e del gigante? È come nel film "Il sesto potere"; (in realtà "Il quarto potere" ndr). Le tensioni sono aumentate al mille... di più, all'un per mille!. Penso alla tutela della struttura societaria che vada tutelata. La vita ci dà martellate sui calli. Bisogna costruire mattoni per essere solidi come il cemento armato".
(Giovanni Trapattoni, Convention TIM, 4 febbraio 2001)

L'ITALIANO QUESTO SCONOSCIUTO
"Ho scattato sulla fascia, ebbi messo il pallone al centro... e Maiellaro ebbe fatto goal".
(Giovanni Loseto, ex capitano del Bari)

CERTE COSE SI FANNO TRA INTIMI...

"Sia chiaro però che questo discorso resta circonciso tra noi"
(Giovanni Trapattoni)

REST IN PEACE
"L'arbitro manda i giocatori al riposo definitivo"
(Bruno Pizzul)

UN VERO PIACERE
"E voglio così porre fine alla polemica tra me ed il sottoscritto".
(Fabio Noaro, telecronista)

ARMI GEOGRAFICHE
"Questa rovesciata di Vialli è potentissima, sembra una bomba al Nepal"
(Bubba)

LA SIMILITUDINE
"Pagliuca uscì dall'area come cervo esce da foresta"
(Boskov)

ORMAI ANCHE TROPPO FAMOSA...
Giornalista (riguardo la convocazione in Nazionale): "Totti, carpe diem...".
Totti: "Lo sai che io non parlo inglese"

MA C'E' CHI HA FATTO MEGLIO:
Galeazzi: "I tifosi hanno esposto uno striscione con scritto: hic sunt leones"
Parietti: "Bravo Giampiero, vedo che hai già imparato il portoghese!"
(Alba Parietti, nel collegamento per Portogallo-Italia)

DEVE ESSERSI FATTO MALE!
"Montero ha subito la frattura del sesso nasale". (Carlo Ancelotti)

HUMOUR INGLESE
"Sono fiducioso, a Parma non ho mai perso! Anche perchè non ci ho mai giocato!"
(Roy Hodgson, ex tecnico Inter)

IL MITICO BISCARDONE
"Passami quel fac... no non facs quello è il plurale, io ne voglio uno solo".
(Aldo Biscardi)

NON FA UNA GRINZA!
"Io penso che per segnare bisogna tirare in porta"
(Boskov)

MEDICI
"Il piede continua a farmi male: andrò dal piediatra"
(Franco Causio)

GRANDIOSITA'
"Io credo che gli Europei sono una cosa mondiale"
(Stefano Tacconi)

VERSIONE MISTER JACK LO SQUARTATORE
"E' vero, abbiamo perso, ma non posso proprio amputare niente ai miei ragazzi!"
(Renzo Ulivieri, ex allenatore Bologna)

ACCOSCIATI
Leggendo la formazione sul poster: "Accosciati... e quando l'abbiamo comprato questo?"
(Cavaliere Pignatelli Presidente del Taranto '90)

FISICI
"Certo, non ho un fisico da bronzo di Rialto"
(Totò Schillaci)

L'IMPORTANTE E' CREDERCI...
"Certamente ci sono creduto che avremmo qualificarci"
(Bellomo, presidente Monopoli)

EH GIA' ERA EVIDENTE...
"L'hanno visto tutti che l'arbitro aveva il braccio in piedi"
(Pasquale Bellomo, presidente del Monopoli calcio - Mai dire Goal 1999)

IL CALCIO E' ARTE...
"Ma come hai fatto a sbagliare? Ti ho fatto un cross che era una pennellata! Sembrava un quadro di Pirandello!"
(Franco Causio)

GRANDE “PAL E FIERR”
"Ho visto la palla che mi arrivava, ho tirato una cagliosa e ho visto la rete che si abbuffava"
(Giuseppe Bruscolotti commentando il suo primo gol in serie A)

UN BUONGUSTAIO!
"Cameriere questo prosciutto sa di pesce!" (NDR: era salmone affumicato)
(Antonio Scibilia, ex presidente Avellino calcio)

COMMOVENTE ATTACCAMENTO ALLA SQUADRA
"I nostri tifosi ci seguono ovunque; in treno, in macchina, in nave, perfino con dei voli Charleston".
(Massimino, mitico ex presidente del Catania).

VENGO ANCH'IO-NO TU NO...
Presidente: "Fummo andati in Brasile e comprammo Juary..."
Giornalista sorridente: "Siamo..."
Presidente un po' spazientito: "Dicevo che fummo andati in Brasile a comprare..."
Giornalista con sorriso mal trattenuto: "Presidente... SIAMO!"
Presidente con tono iracondo: "Ma che si' venuto pure tu?"
(ancora il grande Antonio Scibilia, ex presidente Avellino, ad una tv locale)

QUESTA E' IMPAGABILE
Intervista a Massimino (l'ex presidente del Catania):
Giornalista: "Presidente, adesso con tutti questi giocatori nuovi mancherà certamente amalgama..."
Massimino: "Dimmi Gigi (nome del giornalista..NDT) in che squadra sta Amalgama che lo compero!"

 

 

Tratto da : clicca quì quò quà

7月12日

Ma...

...cosa sarà? Cosa cazzo sarà?
 
  
 
 
E voglio pure morire in piazza grande.
 
7月6日

In my room

Ed ecco a voi,a chi di voi importa, anche la mia stanza (provvisoria o no) bisognava persanalizzarla un minimo..
(i Queen,i Led Zeppelin, i Blues Brothers e la bandiera dell' Argentina arriveranno dopo)..
 
P7040003
 
 
7月5日

In da office

Prima settimana di ufficio..è stata proprio dura..non tanto per il lavoro ma per tutto il resto..vabbè, ma in fondo a chi importa?

barilla

PS:il desktop l'ho messo io per pariare.

PSS: notare a finco del telefono Napoli sotto la neve che ho messo io..ffffffigata!

6月29日

Ri-partenza